I Venti in Italia

Sin dall’antichità i navigatori si dotarono di semplici strumenti di riconoscimento dei venti, tra i quali senza dubbio il più famoso è la Rosa dei venti. Tale grafico fa riferimento ai quattro punti cardinali e consente di identificare i nomi dei venti che soffiano sull’Italia e nel bacino Mediterraneo, a seconda della loro provenienza geografica. Tramite questo schema è possibile costituire una mappa dei venti che ne permette l’immediato riconoscimento valutandone la direzione d’origine. E’ noto a tutti che il freddo vento che spira da Nord sia denominato Tramontana, così come il nome del vento che soffia da Est, in particolare sul Mar Adriatico, sulle cui coste fa pervenire una mite e piacevole atmosfera, sia il Levante. Tra i venti dell’Adriatico particolarmente noti vi è inoltre la Bora, un vento settentrionale, ovvero “boreale”, che si manifesta con particolare intensità nel Golfo di Trieste arrivando a raggiungere anche i 150-160 km/h.

Gli altri nomi dei venti che soffiano sull’Italia e sull’area mediterranea hanno spesso un’origine antica, che fa riferimento all’epoca romana, in cui, si considerava il centro geografico di navigazione nel Mar Ionio o in prossimità dell’Isola di Malta. Veniva così denominato Grecale il vento con provenienza Nord-Est, poiché da quella direzione provenivano le navi salpate dalla Grecia; si individuava lo Scirocco in corrispondenza del Sud-Est poiché indicava la rotta delle flotte salpate dalla Siria; e si attribuì il nome di Libeccio al vento che soffiava in direzione Sud-Ovest, da cui partivano le navi libiche.

In meteorologia i venti vengono studiati come vettori ed in quanto tali sono dotati di un verso, un’intensità e di una direzione. L’intensità di un vento, ossia la sua forza, viene espressa misurandone la velocità in m/s o km/h o, più convenzionalmente per la navigazione si utilizzano i nodi, laddove un nodo corrisponde a 1,852 Km/h e la sua unità di misura è il knot (kt). Lo strumento utilizzato per individuare la forza del vento è l’anemometro, il cui primo esemplare fu realizzato da Leon Battista Alberti nel 1450. Inoltre, attraverso la classificazione delle diverse intensità dei venti, che fa riferimento alla Scala di Beaufort, è possibile delineare delle mappe dei venti, ossia carte anemometriche che solitamente sono in costante mutazione a causa del continuo spostamento delle masse d’aria provocato dalle differenze di pressione atmosferica e delle loro interazioni con le altre masse d’aria. A seconda dell’intensità e della pressione del vento sono definibili diverse condizioni climatiche quali: la calma (mare piatto ed onde inesistenti), la brezza leggera, la brezza tesa (le creste delle onde cominciano a rompersi), vento moderato, teso, fresco, forte, fino a giungere a condizioni di burrasca, tempesta ed infine uragano.

Inoltre, la conoscenza dei venti, della loro intensità e della loro influenza nelle attività umane è un aspetto fondamentale non solo per ciò che concerne la navigazione e l’andar per mare, ma anche nella disposizione urbanistica delle città costiere. In particolare una dettagliata cognizione dell’influenza dei venti lungo le coste dell’Adriatico ha permesso nel tempo di definire una struttura delle città tale da fruire al massimo dei benefici della brezza marina per rinfrescare le strette strade dei centri storici durante la stagione estiva e per combatterne l’umidità durante i mesi invernali. Questo assetto urbano, già applicato nei primi episodi di città pianificata nelle poleis dell’antica Grecia, è tutt’oggi riscontrabile nella struttura urbanistica delle città di Puglia ed in particolare negli schemi impiantistici dei centri storici di Bisceglie e Molfetta.

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